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“COLD” - IL FILM SULLA SALITA AL GASHERBRUM II, VINCE IL BANFF MOUNTAIN FILMFESTIVAL

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È una notizia fresca di poche ore, che Simone Moro ha dato in anteprima durante l’intervista al sito mountainblog.it di questa mattina mentre era in viaggio per Torino: “Cold” – il film sulla prima invernale al Gasherbrum II, realizzato con le riprese effettuate da Cory Richards durante la spedizione, e diretto da Anson Fogul – ha vinto questa notte il Grand Prize al BANFF MOUNTAIN FILM AND BOOK FESTIVAL in Canada, una delle manifestazioni più importanti in assoluto per la cinematografia di montagna.


Il rientro di Simone Moro. video e foto.

A qualche settimana dallla prima invernale su un ottomila, dopo un rientro al campo base non del tutto tranquillo, valanga inclusa, Simone ha portato a noi di Garmin la sua testimonianza.

Per la prima volta nella storia dell’alpinismo la vetta del Gasherbrum II è stata conquistata con una salita invernale. La storica impresa firmata da Simone Moro in compagnia di Denis Urubko e Cory Richards. Oltre al valore atletico della scalata compiuta in condizioni meteo proibitive, l’impresa verrà ricordata perché Simone ha depositato in vetta un Chirp Garmin, un minuscolo apparecchio satellitare in grado di mandare un messaggio di benvenuto al prossimo alpinista che raggiungerà gli 8.035 metri del GII.

Missione compiuta!

Ecco il video e le spettacolari immagini!


02 Febbraio 2011 - Vetta conquistata. MISSIONE: COMPIUTA.

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Oggi, alle 7:38 (ora italiana), Simone e i suoi compagni di spedizione hanno raggiunto la vetta del Gasherbrum 2.
Superando le avversità e le condizioni massacranti che gli 8000 metri, in inverno, impongono al fisico e alla mente, Simone Moro ha portato a termine un'impresa che nessuno prima d'ora era riuscito a compiere inserendolo di diritto nella storia dell'alpinismo mondiale.


11 Gennaio 2011 - Arrivo al campo base

COMUNICANDO TENDA K2 G1 DEFAULT

Finalmente siamo arrivati al campo base del Gasherbrum 2 con un fantastico volo in elicottero che ha dovuto fare più viaggi per riuscire a trasportare tutto ai 5100 metri del campo base. L’elicottero partito con tutti noi da Skardu è atterrato a Paju (tappa intermedia) per poi effettuare più voli fino ai Gasherbrum. L’elicottero è atterrato all’appostamento militare permanente anziché al vero e proprio campo base per ragioni di sicurezza. Sul primo volo c’erano Denis e Cory mentre io ero sull’ultimo in modo che potessi controllare che tutto fosse caricato a Paju. I militari sono stati molto efficienti e disponibili con noi ed ha giovato molto l’incontro del giorno precedente al volo dove ci siamo conosciuti e abbiamo parlato molto della nostra comune passione/lavoro dell’elicottero.
L’ultimo volo di ieri con me a bordo è atterrato quasi alle 16,00 e dunque non c’era più tempo e luce per montare le tende e fissare il campo base. Dunque abbiamo dormito in un Igloo di plastica offertoci dai militari ed oggi abbiamo lavorato duramente per montare il campo base, la cucina, posizionare il generatore, portare luce ed elettricità nella tenda mensa, nella mia e quella di Cory. Poi è cominciata la lotta con il modem satellitare e grazie ai tecnici tutti italiani (Roma) di Intermatica (agenti ufficiali per l’Italia di Thuraya, l’operatore satellitare di Dubai) siamo riusciti a farlo funzionare nonostante che uno dei miei PC si sia scassato ieri durante il trasporto. Per fortuna altri 2 pc ed un Mac hanno risolto il problemone. Dunque siamo operativi anche sul piano comunicazione e speriamo di potervi mandare dei bei video e delle interessanti news. Le temperature qua arrivano anche a -30 di notte ed oggi il meteo non è stato di certo dei miglior. Nebbia, nevischio e vento. Ciao e alla prossima.
Simone


09 Gennaio 2011 - Acclimatamento

ELICOTTERO DEFAULT



Tra qualche ora si dovrebbe finalmente volare al campo base. Dopo i giorni di preparazione, di trasferimento e di acclimatamento, oggi ho avuto l’ultimo importante meeting con i militari della divisione aerea Pakistana del distretto di Skardu.
L’accordo raggiunto e già stabilito da giorni è che domani mattina alle 9,30 voleremo a bordo del grosso elicottero MI17 al Campo base, facendo tappa e forse spola da Paju, una località militare posta a 3000 metri di quota e a 25 min dal campo base del Gasherbrum 2 che invece è situato a 5200 metri.
Grazie al fatto che sono pilota d’elicottero e “veterano” di questo tipo di logistica invernale si è subito stabilito un bel rapporto e spero che questo aiuti ad ottimizzare i tempi e l’efficienza della missione.
Mi sarebbe piaciuto sedermi al posto di copilota ma le regole militari so che non lo permetterebbero ed ho evitato di chiederlo ;-)
Dunque spero di mandarvi il prossimo dispaccio direttamente dal campo base e via satellite (modem permettendo)

Ciao Simone


02 Gennaio 2011 - Arrivo in Pakistan e preparazione della spedizione



Finalmente operativi a Skardu. Ieri infatti siamo riusciti a volare da Islamabad verso questa cittadina tra le montagne del nord del Pakistan. Il volo ha subito un forte ritardo la mattina ma alle 14.40 siamo decollati ed atterrati dopo 43 minuti di volo fantastico sopra montagne altissime tra le quali dominava sicuramente il nanga Parbat di 8125 metri. Sempre incollati al finestrino non ci siamo nemmeno accorti del passare del tempo. Siamo poi venuti nell’albergo predisposto per il nostro arrivo ed abbiamo cominciato a pianificare i giorni che seguiranno. Stamattina io e Denis siamo andati al mio magazzino e controllato e preparato il mio materiale che nel 2008 avevo lasciato qua in prospettiva per la spedizione che ora stiamo per concretizzare.
Tutto era ok e dunque nessuna cattiva sorpresa ha rovinato questo inizio d’anno. Dopo la preparazione del materiale è iniziata la distribuzione del vestiario e delle attrezzature e calzature ai 3 componenti del nostro staff di campo base. Un cuoco, un aiuto cuoco, un base camp manager and guide e l’ufficiale governativo delegato a seguirci e controllarci per tutto il periodo della spedizione. Il gahsrbrum 2 infatti si trova in zona di guerra, sulla linea di confine di un area disputata con l’esercito indiano e che rappresenta uno dei decennali conflitti tra i due paesi.
Domani andremo al campo base del Kosar Gang, la montagna di 6400 metri che intendiamo salire per acclimatarci durante i prossimi 6 giorni. La quota di 6400 riportata dalle mappe a noi sembra eccessiva guardando l’orografia illustrata su google earth e sarà dunque curioso vedere quale sarà quella riportata sul GPS.
Il giorno saremo di ritorno qua a Skardu per incontrare i piloti ed i vertici militari del reparto elicotteri che dovranno metterci a disposizione l’elicottero MI17 che abbiamo già pagato alla Askari aviation nei giorni scorsi. A tale proposito già tre giorni fa ho incontrato il Brigadiere e pilota d’elicottero che ha salvato Tomaz Humar nel 2005 e che ha ricevuto per quello gli onori militari ed il grado di altissimo livello che oggi ricopre.
Qua a Skardu le temperature sono invernali ma non sembrano quelle estreme riportate dai bollettini che davano -14 durante il giorno e 19,6 la notte. Penso che di notte andrà a -10 e di giorno sarà intorno agli 0 gradi. All’ombra però il freddo si sente e sono curioso di vedere cosa riporterà il termometro nei prossimi giorni durante la salita. Al momento non c’è neve a Skardu ma solo sulle montagne intorno. Ad occhio non sembra tantissima e spero che questa supposizione sia confermata dalla realtà.
Nei prossimi giorni porteremo con noi solo l’attrezzatura alpinistica ed il telefono satellitare. Non so se riusciremo a mandarvi foto e video perché dovrei portare generatore di corrente, benzina, cavi elettrici, computer ecc. ma questo non penso sia possibile perché abbiamo pochi portatori che verranno con noi. Tutta la logistica è invece organizzata per il campo base dove invece saremo in grado di mandarvi costantemente aggiornamenti.
Ciao e a presto. A proposito: BUON ANNO!!!
Simone


IL CHIRP PIU' ALTO DEL MONDO

MAPPA DEL KARAKORAM CORY RICHARDS DENIS URUBKO

Quella che vi documenteremo è un’impresa estrema che nessuno ha mai portato a termine: l’ascesa invernale del Gasherbrum 2, che con i suoi 8035mt è una tra le 14 vette più alte del mondo, dove le temperature possono raggiungere i 50° sotto zero e i venti arrivare fino a 200 Km/h. Simone Moro è determinato a battere questo ennesimo record.
Garmin seguirà questa impresa eccezionale LIVE attraverso la testimonianza diretta di Simone, che scriverà il suo diario di viaggio e documenterà l’impresa tramite foto e video permettendo a chiunque di seguire ogni fase di questa avventura, assaporandone lo spirito, e vivendone le emozioni.
Una volta raggiunta la vetta, per coronare il successo, Simone posizionerà un Chirp Garmin che diventerà il geocatch più alto del mondo e mostrerà il messaggio "Welcome to the top. Simone Moro" ai futuri alpinisti che raggiungeranno la cima con GPS Garmin!

LA MONTAGNA
Gasherbrum II è la seconda delle montagne “splendenti” del Baltoro Muztagh, al confine tra Cina e Pakistan, e i suoi 8035 metri la pongono al tredicesimo posto nella graduatoria degli ottomila. E’ una montagna notoriamente difficile da scalare, al punto che giungere in vetta durante il periodo invernale viene considerata una vera e propria impresa.
Già nei primi anni del ‘900 furono in molti a tentare la scalata al G2, ma il primo a giungere in vetta fu Fritz Moravec, austriaco di Vienna, nel 1956 con i suoi due compagni di viaggio: Larch e Willenpart. Dopo diverse settimane in quota sferzati dai venti, sfiancati dal gelo e rallentati da valanghe e contrattempi che gli costarono gran parte dell’equipaggiamento, i tre alpinisti austriaci arrivarono a solo 300 metri alla cima. La vicinanza al loro obiettivo e un’inaspettata giornata di sole li animo e diede loro la forza di procedere il giorno successivo all’attacco finale della vetta, ma alla fine, alle 13,30 del 7 luglio 1956, anche il Gasherbrum 2 si inchinò alla volontà e alla tenacia dell’alpinismo austriaco.

SIMONE PRESENTA IL PROGETTO
“Ciao ragazzi,
partiremo subito dopo Natale 2010, all’inizio dell’inverno astronomico, per tentare una salita mai realizzata sin ad oggi in Karakorum. Delle 14 cime di 8000 metri, solo 9 sono state salite d’inverno e tutte nell’Himalaya Nepalese o tibetano. Ora restano le ultime 5 cime da salire in questa stagione fredda e sono tutte in Pakistan nella catena montuosa del Karakorum. Dal 1987 ad oggi sono stati ben 16 i tentativi di realizzare una prima invernale su queste vette e tutti hanno dovuto desistere, rinunciare e rientrare a casa senza successo. A distanza di 23 anni, dalla prima spedizione invernale in Karakorum e a 25 anni esatti dalla prima salita e unica traversata (d’estate) del Gasherbrum 2 e Gasherbrum 1 compiuta da Reinhold Messner e Hans Kammerlander, ho deciso di tentare il mio sogno ghiacciato proprio nel gruppo dei Gasherbrum. Forte delle mie precedenti 10 spedizioni invernali, della salita in prima mondiale invernale al Shisha Pangma 8027 nel 2005 e Makalu 8463 m nel 2009, provo ora a realizzare il grande sogno anche in K assieme a due compagni di cordata fidati. Denis Urubko, kazako, con il quale condivido 11 anni di amicizia, scalate e successi, l’ultimo dei quali proprio sul Makalu il 9 febbraio 2009. Cory Richards, fotografo e alpinista americano, che tenterà di salire e documentare tutta l’ascensione in condizioni limite. Niente sherpa, portatori d’alta quota, ossigeno. Con un approccio leggero e possibilmente veloce tenteremo di sfruttare le rare finestre di tempo favorevole per resistere al vento e al freddo per raggiungere gli 8035 metri del Gasherbrum II. Conosco le condizioni invernali anche in Karakorum avendo tentato nel 2007 e 2008 la cima del broad peak d’inverno. Freddo polare e venti impossibili costringono a lunghe e snervanti attese. Il raggiungimento del campo base è già un’avventura a causa dell’impossibilità di reperire portatori locali. Ci dovremo affidare all’aiuto di un elicottero militare per raggiungere i 5000 metri del campo base, dopo di che saremo completamente soli per due mesi ed oltre. L’autosufficienza alimentare, energetica, di combustibile liquido per la cucina e di attrezzature per resistere così tanto tempo sul ghiacciaio e sulla montagna, si baserà su un attenta preparazione e calcolo dei consumi e di una sufficiente aliquota di riserva. Ciò però dovrà fare i conti con la limitata capacità di trasporto dell’elicottero dovuta alle alte quote cui è situato il campo base. Un piano di comunicazione satellitare permetterà l’invio costante di reports, fotografie ed immagini filmate che gli amici di Garmin organizzeranno in modo da permettere a chiunque di seguire ogni fase di questa avventura, assaporandone lo spirito, e vivendone le emozioni.”


Nuovo video di Simone Moro

E' on line sul canale YouTube di revolution il nuovo video realizzato durante lo scorso IMS, che vede la partecipazione del nostro Simone Moro che mostra le principali funzionalità del GPSMap 62.


L’EVEREST PER LA QUARTA VOLTA, I VOLI IN ELICOTTERO, LE COORDINATE GPS E TANTO ALTRO

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Conclusa con successo la spedizione di Simone Moro che ha conquistato per la quarta volta la vetta più alta della Terra grazie anche a strumentazione GPS di ultima generazione.
A fianco dell’attività di alpinista anche quella di elicotterista impegnato nel team di elisoccorso a quote mai raggiunte prima d’ora. «Vorrei realizzare la mappatura dell’area intorno all’Everest per il volo assistito in caso di cattive condizioni meteo - ha commentato Moro – e Garmin è il partner più affidabile per questo progetto»

E con questa fanno quattro. Simone Moro la mattina del 22 maggio scorso conquista per la quarta volta l’Everest, in una salita resa difficile dal forte vento e dalle basse temperature, ma dal grande valore alpinistico perché “conclusa” in velocità: dalla partenza dal campo base (a quota 5.350 metri) via Campo 2, Colle Sud, vetta (i più famosi 8.848 metri dell’alpinismo) al rientro al campo base in sole 48 ore. Mai visto prima d’ora!
«Me la sono proprio goduta perché nonostante il freddo che ho incontrato nell’ultima parte dell’ascesa, il panorama dalla vetta dell’Everest è stato qualcosa di incomparabile – ha commentato Simone Moro al rientro – una emozione particolare, forse più di altre volte».

Un’emozione che però non lo ha distratto dai rischi di ipotermia: la bassa temperatura resa ancor più glaciale dalle raffiche di vento gli hanno suggerito di aprire lo zaino e prendere la bombola di ossigeno: «Avrei voluto arrivare in cima senza aiuto della maschera, ma c’era il rischio di un principio di congelamento, e ho preferito una scelta meno azzardata ma più intelligente» ha aggiunto l’alpinista bergamasco.

È un alpinismo moderno quello di Simone Moro, fatto di preparazione accurata e di ausilio di strumentazione hi-tech, soprattutto sul fronte della sicurezza. Nello zaino di Simone Moro, infatti, hanno trovato posto due navigatori satellitari Garmin che lo hanno assistito in diverse occasioni.
«Ho utilizzato il modello Forerunner 405Cx per monitorare la mia condizione fisica durante la permanenza al campo base – ha commentato Moro – soprattutto per valutare l’acclimatamento: dai 90 battiti per minuto delle prime mattine fino ai giorni primi dell’attacco alla vetta con frequenze a riposo intorno ai 50/60 bpm». Un indicatore fondamentale per valutare come il corpo si sta acclimatando alle quote himalaiane. Il Forerunner 405 Cx, GPS da polso di ultima generazione dotato di fascia cardio, ha una batteria interna ricaricabile che veniva ripristinata da Simone Moro grazie a due piccoli generatori, il primo eolico mentre il secondo a celle solari.
Ma se il Forerunner ha avuto obiettivi più a carattere diagnostici, il secondo Garmin, ovvero il modello GPS Map 60CSx, ha ricoperto un ruolo ancor più importante.
«Tutta la mia ascesa in Himalaya è stata mappata con il GPS Map 60CSx e questo, oltre a rappresentare un punto di analisi per future spedizioni, mi ha garantito un livello di sicurezza che in passato veniva spesso sottovalutata». Infatti, in caso di cattivo tempo e di nebbia fitta, con un semplice comando il navigatore satellitare è in grado di riportare l’alpinista al campo base o alle tende dei campi in quota, evitando il rischio di perdersi o di cadere in seracchi e crepacci, spesso fatali come la storia recente dell’alpinismo (non solo in Himalaya) insegna.

Ma non è tutto, perché Simone Moro con questa spedizione ha fatto le prove generali anche per una futura professione da affiancare a quella di alpinista.
«Tutti sanno del mio brevetto da elicotterista e della passione per il volo – ha aggiunto Simone – e in questa ultima esperienza himalaiana ho potuto mettermi alla prova anche sotto questo aspetto». Una volta giunto al campo base, Simone si è messo a disposizione per assistere gli elicotteristi nei voli di soccorso e di recupero di due alpinisti deceduti alle quote più alte. «Con i nuovi elicotteri Fishtail B3, dotati di strumentazione Garmin, è possibile volare fino a 6.500 metri e in questi giorni un pilota svizzero è persino riuscito a portare in salvo un piccolo gruppo di alpinisti bloccati a quota 7.000 metri» ha aggiunto un sempre più entusiasta Simone che vede in questa attività un futuro professionale nell’elisoccorso in Nepal. Si tratta chiaramente di una scelta che lo porterà ad un compromesso che avrà anche risvolti positivi sulle sue imprese himalaiane: meno spedizioni, ma di maggior qualità, anche in termini di preparazione e comunicazione.
«Prossimamente parteciperò ad un corso di formazione negli Stati Uniti per conseguire il brevetto Instrument Flight Rating (IFR) per il volo assistito da strumentazione e che mi consentirebbe di volare anche in caso di mancanza di visibilità – ha voluto sottolineare Simone – e il mio sogno è di poter mappare con GPS, ovviamente Garmin, l’area intorno all’Everest». Un progetto quest’ultimo, che sarà possibile grazie al connubio tra l’esperienza da alpinista, con la ventennale conoscenza dell’Himalaya, e la abilità di volo maturata in questi anni. «Voglio diventare un bravo elicotterista con la stessa dedizione con la quale sono diventato un alpinista» ha chiosato Moro.

Una passione che spesso va oltre la sua volontà, perché l’essersi messo a disposizione per fare l’assistenza a terra con il GPS Map 60CSx ai voli di soccorso nel recupero delle salme e degli alpinisti in difficoltà, lo ha costretto a restare al campo base, lasciando al suo compagno di spedizione, il kazako Denis Urubko, la salita su una nuova via al Lhotse a 8.516 metri, che Simone ha già conquistato due volte, nel 2004 e nel 2007.
«Il doppio ruolo di alpinista ed elicotterista è stato molto impegnativo e pertanto ho dovuto fare delle scelte – ha concluso Simone – ma sono assolutamente felice di averle fatte».


SIMONE MORO IN HIMALAYA PER REGISTRARE CUORE E GPS SOPRA GLI 8.000

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Il forte alpinista bergamasco è in viaggio verso l’Himalaya dove tenterà, in compagnia di Aldo Garioni e di Denis Urubko, la salita all’Everest e una nuova via sul Lhotse. Al polso di Simone ci sarà un Forerunner 310XT: per la prima volta un alpinista himalaiano registrerà il proprio battito cardiaco contemporaneamente alle tracce GPS durante l’ascesa alle due vette grazie alla tecnologia satellitare di Garmin.


Quando si pensa all’alpinismo di “ultima generazione” in Himalaya uno dei nomi di riferimento è certamente quello di Simone Moro, il bergamasco autore di numerose imprese oltre gli ottomila metri.

Quella in corso in questi giorni è però un’impresa con un elemento tecnico e tecnologico in più. Infatti sabato scorso Simone Moro è partito alla volta del Nepal per tentare la salita all’Everest (8.848 metri) e al Lhotse (8.516 metri). Simone è già salito sulle due vette più volte: l’Everest lo ha conquistato tre volte (2000, 2002 e 2006) mentre sul Lhotse è salito nel 2004 e nel 2007. Ma è su quest’ultima cima che si concentra l’attenzione, perché Simone Moro, in compagnia di Aldo Garioni e del kazako Denis Urubko, dopo aver scalato e disceso l’Everest aprirà una nuova via, ovviamente in stile alpino, senza ossigeno, proprio dal versante nepalese. Una componente esplorativa che ha sempre attratto Simone Moro e che viene riproposta anche in questa nuova avventura.
Tuttavia la spedizione in corso di svolgimento in queste ore, evidenzia anche un aspetto tecnologico che ha pochi precedenti. Durante le proprie ascese il cuore di Simone Moro sarà monitorato da un Garmin Forerunner 310XT, il cardiofrequenzimetro e navigatore satellitare da polso in grado di registrare i battiti cardiaci dell’atleta e “incrociarli” con le tracce GPS del proprio percorso.
“Abbiamo aggiunto questa componente tecnologica così da poter valutare il comportamento e le reazioni del mio fisico in modo scientifico” ha commentato Simone Moro poco prima della partenza di sabato scorso “e sarà interessante analizzare i dati cardiaci con la quota dove l’ossigeno è rarefatto e dove sarò sottoposto a sforzi estremamente impegnativi”.

Per quest’ultima spedizione Simone si è preparato un anno intero arrivando persino a correre oltre 130 chilometri alla settimana e sottoponendosi a lunghissime sedute di arrampicata, sempre affiancato da un GPS da polso Forerunner 310XT.

Infine, sarà possibile seguire la nuova avventura all’Everest e al Lhotse collegandosi al sito www.simonemoro.it dove Simone terrà un diario quotidiano a partire dal suo arrivo al campo base.


GARMIN E SIMONE MORO: INSIEME VERSO NUOVE E AMBIZIOSE METE

Nella scuderia dell’azienda leader mondiale della navigazione satellitare entra l’alpinista italiano più rappresentativo degli ultimi decenni. Non solo come testimonial, perché Simone Moro sarà coinvolto nello sviluppo dei prodotti dedicati all’outdoor, dove Garmin vanta già una posizione di leadership.

È considerato uno dei più forti alpinisti in circolazione che, dopo essere cresciuto sulle pareti delle Alpi, si è misurato con successo sulle più importanti vette himalaiane. Oggi Simone Moro è qualcosa di più di un alpinista, è un vero testimonial della montagna in tutte le sue declinazioni: dall’alpinismo classico su roccia, ghiaccio e misto sino all’arrampicata sportiva, passando per le gare di skyrunning e di sci alpinismo. Insomma, un vero protagonista dell’outdoor.

Ed è per questa ragione che Garmin lo ha scelto come proprio testimonial “attivo” per la dimensione dell’outdoor.

Simone Moro, infatti, non si limiterà all’utilizzo dei prodotti GPS dedicati al mondo dello sport, ma si dedicherà anche allo sviluppo di un’offerta sempre più articolata e vicina alle richieste degli utenti, lui per primo.

Per compiere le imprese sulle vette dell’Himalaya, l’alpinista bergamasco deve sostenere una preparazione fisica molto impegnativa, basata su lunghe corse a piedi in altura e lunghe pedalate in bicicletta da corsa, oltre ovviamente ad arrampicate sulle vette delle Alpi. In tal senso Simone sarà un utente “totale” degli strumenti Garmin: Forerunner dedicati al podismo, Edge per le due ruote, Foretrex per lo scialpinismo e il climbing, Oregon e Dakota per l’escursionismo saranno il suo materiale di studio e lavoro.

“Simone Moro rappresenta il nostro testimonial ideale perché è un professionista dello Sport a 360 gradi e perché lassù, ad oltre 8.000 metri vogliamo esserci anche noi di Garmin” ha commentato Stefano Viganò responsabile della divisione Sport e Outdoor di Garmin Italia “e ciò sarà possibile grazie al supporto che Garmin fornirà a Simone con prodotti dedicati per monitorare quotidianamente i suoi allenamenti e per guidarlo sui ghiacciai più alti del mondo”.

“Sono estremamente soddisfatto dell’avvio della collaborazione con Garmin, un brand al quale sono legati molti ricordi delle mie avventure in montagna” ha aggiunto Simone Moro “ed anche perché potrò mettere a disposizione dell’azienda la mia esperienza di 30 anni di alpinismo”.